Di bimbi, regole, domande e certezze (che cadono)

Dopo un idilliaco anno di asilo nido in una fantastica struttura privata, quest’anno, con un colpo di coda inaspettato e un ripescaggio last minute, siamo rientrati nella graduatoria del nido comunale.

Vi dico la verità, quando ho ricevuto la notizia, ho pianto. Non di gioia. Nel nido in cui stavamo (ed uso il plurale perché effettivamente era un posto di coccole anche per noi genitori, non solo per i bimbi), si era creata un’atmosfera da cui sarebbe stato difficile staccarsi, e a cui ero molto affezionata. D’altro canto, la comodità per vicinanza, i costi e un’altra serie di circostanze, mettevano nelle condizioni di non poter rifiutare la proposta pubblica.

E così è stato, a novembre abbiamo salutato le “vecchie” maestre (tra le lacrime, soprattuto mie) e abbiamo iniziato un nuovo inserimento. Devo ammettere che, una volta digerita l’idea, nulla nella nuova struttura mi fa rimpiangere il cambiamento. Anche mio figlio sembrava contento della nuova scuola. Sembrava. Fino a che ha smesso di essere una novità.

Metallizzata la routine, è finita l’eccitazione, e sono iniziati i pianti. Ma proprio di quelli strappacuore, che mi lasciano il magone per una buona parte di mattinata. E stando ai racconti delle maestre, le lamentele continuano nonostante il suo coinvolgimento nelle varie attività, e finiscono solo dopo il riposino pomeridiano, ovvero quando manca poco al mio arrivo.

In pratica l’anno scolastico è quasi finito, e siamo ancora in alto mare.

Qualche settimana fa, stanca di minimizzare sempre e lasciar correre con il classico “si deve abituare”, abbiamo chiesto alle maestre di fissare un incontro per parlare della situazione. Il primo incontro ufficiale da genitori, davanti ad una “commissione” scolastica!

Io parto dal presupposto che, per quanto sia giusto seguire il mio istinto materno, ci sono competenze pedagogiche che non ho, e tendo a fidarmi dei consigli di chi ne sa più di me in materia.

Vi racconto un po’ come è andata, perché non è stata una passeggiata. Ne sono uscita un po’ “ammaccata”, quasi pentita di tutti i libri di pedagogia letti in questi tre anni di maternità.

Punto uno: LE REGOLE E LA FERMEZZA.

Perché le regole si devono dare, e occorre dimostrarsi decisi quando si impone al figlio una decisione.

“Ma in casa mia vige la democrazia” (ricordati che non sei più tu l’alunna, loro non sono le tue insegnanti, e tu non devi fare la frichettona ribelle degli anni che furono)

“Va bene la democrazia, ma cosa intendi?”

“Non mi piace imporre regole in maniera autoritaria, con mio figlio cerco di discutere e di SPIEGARGLI perché si devono fare alcune cose”

“Ad esempio come è la vostra routine quando prepari il pranzo?”

“Gli chiedo che cosa preferisca mangiare, con la possibilità di scegliere tra alcune opzioni stabilite da me”

SBAGLIATO! 

A tre anni il bambino non può decidere cosa voler mangiare. Sei tu genitori che decidi per lui. Gli fai capire la tua autorità, e contemporaneamente gli dai delle regole che gli danno stabilità. 

Ci sta, il ragionamento non fa una piega. Ma la libertà di espressione? Lo sviluppo della capacità di decisione? Inizio ad avere le idee confuse…

Meglio andare oltre…

Punto due. LE DOMANDE DEI BAMBINI

“Tuo figlio fa troppe domande.”

“Be’ mi pare una cosa buona no?! E’ un bambino curioso!”

“Si ma tu non devi dare troppe spiegazioni”

“?”

In questo periodo, ad esempio, mio figlio è in fissa con le nuvole e la pioggia. Oltre che essere in piena fase del perché. “Perché piove?” “Perché ci sono le nuvole”

Io gli spiego che le nuvole vanno al mare a caricarsi d’acqua, quando sono tanto piene si scaricano e piove. E anche se la pioggia non ci piace, è utile a far crescere le piante nell’orto del nonno.

SBAGLIATO!

Il bambino deve restare bambino, non posso dargli spiegazioni che a tre anni con può capire. Avrò tempo per parlare e spiegargli come va il mondo. Il sole non tramonta, va a fare la nanna.

Questo ragionamento lo capisco un po’ meno. La curiosità è una cosa bellissima che credo vada alimentata. E a meno che non inizi a parlare con lui di fisica quantistica, credo non sia mai troppo presto per iniziare a ricevere delle risposte reali, se comunque riportate “a misura di bambino”.

Con ciò non voglio mettere in dubbio le parole e l’esperienza delle educatrici, ma da quell’incontro sono uscita piuttosto scossa. Ho visto cadere alcune mie certezze, me ne sono costruita di altre, questa volta supportate da qualche teoria più forte, ma il mio istinto materno stenta a seguirmi. Soprattutto sul punto due.

Voi che ne pensate? Come avete strutturato il vostro modello educativo?

PS: Facendo una ricerca su internet, riguardo la fermezza con i bambini, ho trovato su Riza questo articolo interessante, che praticamente avvalora quanto mi è stato già detto dalle maestre.

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...