Di bimbi (e mamme e papa’) che crescono

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Dalla fine del nostro ultimo viaggio estivo, sono cambiate un po’ di cose nella nostra quotidianità.

In primo luogo, il piccolo ha iniziato ad andare al nido. Il che comporta l’inserimento nella nostra routine giornaliera alcune ore in cui io sono solo io,  e lui è solo lui.

Ci sono già state molte occasioni in cui io e lui ci siamo separati per alcune ore, alcune volte quasi intere giornate, ogni volta in cui io dovevo lavorare. Io non ho un lavoro fisso, tengo dei corsi di inglese che mi occupano solo alcuni giorni a settimana, quindi è sempre stato facile organizzarsi con la nonna o con il papà.

Sicuramente, dal momento che il distacco, fino ad ora, è sempre stato vissuto all’interno della nostra famiglia, non è stato molto traumatico. Ci sono stati pianti, molti pianti, soprattutto le prime volte, ma lui rimaneva sempre nel suo nido familiare, coccolato (e viziato!) da nonni e papà! Dal canto mio, al di là del magone che inevitabilmente mi assaliva ogni volta che uscivo dalla porta lasciando qui due occhioni meravigliosi, ho sempre vissuto questi brevi distacchi come una cosa più che naturale, un iniziare a prendermi di nuovo del tempo per me, del tempo che, nonostante impiegassi lavorando, fosse comunque solo mio. Anzi, tornare ad uscire di casa con la mia sola borsa, senza trascinarmi dietro passeggino, cambi e pappe, mi faceva sicuramente sentire leggera. Poi, era ancora più bello correre a casa ad abbracciare il mio cucciolo. Piano piano ho iniziato ad inserire qualche ora in palestra e qualche (raro) pomeriggio o serata con il papà di mio figlio, per non dimenticare che è sempre anche il mio fidanzato, con cui mi piace trascorrere del tempo che sia solo nostro.

Per tutti questi momenti, c’è sempre stata mia suocera, che corre da me appena alzo il telefono per chiederle una mano.

Nonostante tutto, io sono una persona molto indipendente, e non nego che mi sia sentita sempre piuttosto a disagio nel dover dipendere da qualcuno per qualsiasi cosa dovessi fare.

Anche per questo motivo, quindi, i momenti in cui mi sono separata da mio figlio sono stati davvero pochi. Agli occhi di molte mie amiche, che vivono esattamente come vivevo io prima, sembro un’aliena. Una mamma chioccia. Ma vi dirò, ho passato un anno e mezzo talmente intenso ed emozionante, che sono solo soddisfatta di aver avuto la possibilità di godermi il mio bambino in un modo così totale. Sarà per questo che, ora che siamo alle prese con l’inserimento, non verso lacrime, non ho ansie particolari, non chiamo le maestre ogni ora per sapere se sta bene. Sento semplicemente che è arrivato il momento per entrambi di lasciarci andare, anche se solo per qualche ora al giorno, di ricavarci degli spazi reciproci, dei momenti nostri, di riscoprire (nel suo caso di scoprire) le nostre rispettive individualità. E anche lui non pone resistenza, e dopo solo pochi giorni, arrivati al momento in cui io lo saluto per uscire, lui non si aggrappa a me piangendo disperato (come tutti quelli che ci conoscono pensavano avrebbe fatto), ma cerca la mano della maestra, sapendo che sarà lei la persona su cui dovrà contare durante le ore in cui io non ci sarò.

E sono contenta. Credo che questa sia la prova che tutte le situazioni non vanno forzate, vanno lasciate andare e vissute nel momento in cui devono accadere. Ovviamente lo so che ci sono mamme che devono per forza rientrare al lavoro molto presto, ma mi riferisco a chi mi diceva già dai primi mesi che “dovevo prendermi i miei spazi”. Non era il momento, ne per me ne per lui. Ora si, e infatti siamo tranquilli.

Nel frattempo, iniziano a sbucare i primi amichetti. Domenica prossima siamo invitati al compleanno di una bimba che abita vicino a noi. L’altra sera, quando ho mostrato l’invito alla festa al mio compagno, ha fatto un sorrisino che non ho saputo/voluto interpretare. Dopo 20 secondi, deve aver connesso il concetto di “invito” a quello di “nostra presenza alla festa”…e il sorrisino è improvvisamente scomparso. Sbuffando, ha esclamato “A me le feste dei bambini non piacciono. E poi domenica gioca l’Inter.” “Ora, amore mio, anche io preferirei un mojito party sulla spiaggia dalle 18 in poi, ma dal momento che abbiamo un BAMBINO, é normale che prima o poi saremmo dovuti andare a delle feste di BAMBINI“. Questo è quello che ho cercato di fargli capire. “E poi, ti ricordi quanto ci siamo divertiti alla festa di NOSTRO figlio, e quanto ci avrebbe dato fastidio se qualcuno avesse boicottato il suo primo compleanno con delle scuse poco credibili?!” Quindi, domenica, andremo tutti molto felicemente a questo compleanno. Una cosa che un po’ ci spiazza sempre è che l’età media dei genitori che incontriamo nella nostra zona è sempre più alta della nostra  e questo certo non ci incentiva a socializzare con gli altri genitori, ma alla fine lo so che Lui fa il burbero però poi si scioglie e si lascia andare alle chiacchiere da vicinato.

Forse lo preoccupa di più una festa di papà romanisti, che “st’aano aa Magggica spacca, e daje!”

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2 comments

  1. Eccomi!! Adesso non ti perdo più…
    Anche noi abbiamo cominciato con i compleanni, l’ultimo domenica scorsa. Non posso dire di esserne entusiasta, per assurdo è più mio marito a spingere per andare “perché così il bambino si diverte!!”. Ed è vero, lui si diverte… 😉
    Non esiste una regola sul come e quanto tempo passare col proprio figlio, nemmeno un modo più o meno giusto. Si fa sempre bene a fare come crediamo meglio!!
    Anche io con la scuola mi sono sentita tranquilla, soprattutto dopo aver visto quanto ci va volentieri.
    Quoto il mojito party sulla spiaggia alle 18!!!!!!!!!!!!
    Siete bellissimi.

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