Delusioni italiane

Ed eccoci qui, una settimana prima di iniziare il nuovo promettente lavoro, vengo avvisata che la cosa non si fa più, che hanno deciso che al mio posto ci sarà un’altra persona, di 50 anni, probabilmente più raccomandata di me. Che avevo passato l’estate a prepararmi. E neppure me lo dicono di persona, avvisano la persona che avrei sostituito, dicendole “ambasciator non porta pena”.Questa è l’Italia, questi sono gli italiani. Questo è il rispetto che portiamo per il lavoro altrui. Questa è la correttezza che ci contraddistingue. Ci sono rimasta male, non tanto per il lavoro in se (che cmq mi faceva comodo e mi faceva voglia, intendiamoci), ma soprattutto per la delusione di aver incontrato tanta scorrettezza, per il pensiero di dover aver a che fare con persone del genere in qualsiasi ambito lavorativo.

E anche se oggi ho ricevuto un’altra buona notizia per un altro progetto che avevo in mente, non riesco ad essere felice. Penso che in ogni caso, la gente che incontrerò, sarà sempre dello stesso calibro. Sorridente davanti, ma che da dietro pensa a fregarti o comunque a non portarti rispetto.

E penso alle occasioni che avevo prima, al lavoro di Shanghai che qui me lo sogno. E mio cugino da Dublino che mi parla del tempo perso a farsi sfruttare in Italia, quando ora ha un lavoro e uno stipendio che qui neppure sognava.

E un po’ fantastico su come sarebbe stata se prima avessi stretto i denti, se avessi resistito un po’ di più a farmi una carriera, a crearmi una vita da expat. Mi immagino a Shanghai, con la mia famigliola, la possibilità di iscrivere mio figlio ad una scuola internazionale, le ambizioni di una posizione lavorativa che qui non esiste, la libertà di uscire ogni sera dopo lavoro, per una cena, un aperitivo, una passeggiata tra i carretti di frutta e di spiedini lungo la strada.

E mi consolo guardando la serie di Sky “Asia Mon Amour”, pensando di voler partire di nuovo. Ma sapendo che sotto sotto non avrei più il coraggio di fare questo passo. Ora che siamo in tre, che lui ha dei progetti lavorativi qui, e che non ho più la pazzia del post laurea che mi aveva spinto a partire senza pensarci due volte. E soprattutto ancora non ho capito se ce la farei a fare una vita cosi lontana da genitori e affetti. E a far crescere mio figlio lontano da nonni e origini.

Sarei curiosa di sapere l’opinione di chi questo passo l’ha fatto o pensa di farlo, con figli al seguito magari.

Magari ritorno a fantasticare un po’.

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8 comments

  1. Mi dispiace per lo scippo, tanto. Che dirti. Io l'ho fatto, mia madre e mia sorella non hanno ancora visto mia figlia. La vita e' fatta di compromessi, e almeno in questo momento le opportunita' che mio marito ha qui, in italia sarebbero fumo. E mia figlia ha piu' futuro qui che in Italia. Certo che mi mancano la mia terra e I miei affetti, ma non possiamo permetterci di tornare indietro, almeno per ora.

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  2. Grazie per il tuo parere Lucy! Sei sempre carina! Dai, un po' la rabbia del primo giorno è passata, e vedo la cosa un po' più lucidamente. Al momento non avremmo le basi per partire di nuovo, anzi soprattutto lui ora ha più prospettive qui a Roma. Quindi per ora la partenza non s'ha proprio da fare! Resta un po' di mal di Cina, ma cercherò di trasformarlo in qualcosa di positivo appena passano le ultime briciole di delusione!

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  3. Non sono expat, troppo stanziale, ma vedo ogni giorno il sistema italico che nel mondo del lavoro affossa i meritevoli e come nel tuo caso, lo fa con una “nonchalance” davvero orribile. L'italia non crescerà mai. Mi spiace, che trattamento orribile davvero. Un abbraccio solidale.

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  4. Come sai noi lo abbiamo fatto, andati in Cina, tornati e ripartiti per la Thailandia. E' una grande opportunità, per mio marito e per i nostri figli. Ed anche per me anche se non sto lavorando perché amo viaggiare e sono curiosa delle altrui culture. Però, per quanto ci riguarda, non per sempre. E' una bellissima esperienza, ma è una parentesi. Prima o poi saremo di nuovo in Italia perché lì sono gli affetti più grandi e la nostra casa.

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  5. Quanto ti capisco! Ci pensavo ancora prima della gravidanza di fare la “mamma expat”, non necessariamente in Cina…potrei passare la vita viaggiando! Come te, però, pensavamo entrambi che l'esperienza cinese fosse solo una parentesi, una bellissima esperienza, ma che come tale dovesse avere una fine. La vita vera ci siamo sempre detti che sarebbe stata in Italia, dove ci sono gli affetti e ci sentiamo a casa. Grazie di questo tuo commento, mi ha fatto ritornare in mente i nostri pensieri di quando abbiamo deciso di tornare!

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  6. vivo negli USA da 10 anni con mio marito italiano e con mia figlia, nata due anni e mezzo fa.
    E non posso non ripetere le stesse parole che ti ha scritto Lucy, pari pari.

    valeriascrive

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