Felicità: sconosciute istruzioni per l’uso

E mi sono comprata una camicia, perché nel mio armadio proprio non ce ne sono, di camicie.

Mi sono pure messa le scarpe pseudo serie, quelle che non metto mai perché sono scomode. 
Il tutto per un colloquio. Il primo, dopo più di un anno. Dopo il rientro in Italia, dopo l’aver temuto che la maternità avrebbe cancellato le mie ambizioni lavorative. Il primo sentendomi diversa dentro, affrontato sentendomi mamma. Sentendo di aver comunque un capo a cui rispondere, su cui basare i miei impegni. Un capo non più lungo di 60 cm. Sentendomi più sicura, perché una mamma deve essere più sicura, dimostrare a se stessa di esserlo, anche se poi dentro ha mille dubbi.

Avevo perfino studiato, per questo colloquio. In terrazza, mangiando l’anguria. Come quando preparavo gli esami all’università.

Ed è andato pure bene, a quanto pare. A settembre comincio. A settembre avrò un lavoro.
Certo, sarà per un breve periodo, ma sarà un lavoro nel mio campo, non un ripiego. E sarà pure di poche ore a settimana, che non mi dispiace affatto, essendo mio figlio ancora piccolo, e non avendo voglia di separarmi da lui per tutto il giorno.

Mentre io colloquiavo (?!), i miei due uomini sono stati a farsi un giro per negozi. Non mi hanno preso nessun regalino (tze’), ma erano li fuori ad aspettarmi, a fare il tifo per me.
E non c’è stato niente di più bello, una volta uscita, che raggiungerli e dar loro la bella notizia. Abbracciare il mio bambino, il suo profumo di latte, il suo sapore, la sua tenerezza, la sua innocenza.

E non aver voglia di andare a cena fuori, come avevamo pensato, ma correre a casa, e preparare la pizza.
Mangiarla mentre il nostro cucciolo dormiva già, con la lucetta accesa, e il suo cuscino stretto tra le manine, come ha imparato a fare mentre dorme.
Preparare un caffè shakerato, che è finito con un “ma perché ar nord ve la tirate anche pe’ un caffè che se lo allungavi con l’acqua e lo bevevi dopo 5 minuti faceva schifo uguale?!” (Cit.)… Ma va bene così!

E poi le chiacchiere sul divano, e la piacevole riscoperta di avere accanto un compagno che mi sa capire, che piano piano impara a starmi accanto lasciandomi libera, rispettando le mie esigenze, la mia strada, percorrendola con me senza scavalcarla.
Perché è così che mi ha conquistata.
Perché non sono facile, lo so, ma lui ha trovato fin da subito il mio libretto di istruzioni.

E realizzare così che sono f….che sono fel…felic…mi fa paura ammetterlo.
Mi ha sempre fatto paura la felicità, ho paura di perderla nel momento in cui la riconosco. Paradossalmente, sono più ottimista quando le cose vanno male, perché penso che a quel punto possano solo migliorare. 
Mia madre mi ha sempre rimproverato di non sapermi godere quello che ho, di crearmi paranoie inutili per rovinarmi i bei momenti, le belle cose che raggiungo e che la vita mi regala. Mi sa che ha ragione. Togliamo pure il mi sa.

Forse sarà la paura, non lo so. Di sicuro, da quando sono mamma, le paranoie sono aumentate, forse perché proporzionali alla felicità. E alla conseguente paura di rovinarla.

Ma mi sono detta che basta, che senso ha essere felici se non ci si prende la libertà di goderselo?!
In fin dei conti, la felicità è contagiosa, e può solo attirarne dell’altra, se mai sia possibile aggiungerne.

E quindi ok, lo ammetto…sono felic…quella cosa li!

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8 comments

  1. Che bello il tuo blog 🙂 sono arrivata or ora qui e ho curiosato i tuoi post 🙂 che vita interessante! buona giornata :):)e buon inizio lavoro a settembre 😉

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  2. Ti ringrazio! PIù che interessante direi che nell'ultimo anno è stata sconvolgente, nel senso buono ovviamente…ma direi che almeno non mi sono annoiata! passo al più presto anche io da te, ho già dato una sbirciata e ho visto un sacco di post interessanti! buona giornata!

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  3. Già, energia positiva! E' un lavoro legato al cinese e che quindi mi tiene legata almeno mentalmente alla Cina…e tu sai quanto sia impossibile staccarsi da quel Paese, esiste anche il mal di Cina secondo me!

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