Gelosia canaglia. Come e quando recidere il cordone ombelicale.

“Io non sono una persona gelosa”. Questo è quello che pensavo di me stessa prima di diventare madre.

Ma da quando è nato il cuccioletto, mi sono scoperta non solo gelosa, ma forse anche un po’ possessiva.

Se al supermercato la signora di turno si ferma e mi tira la fascia per guardare il bimbo che dorme appeso a me come un koala, per poi esplodere in un “Omammaquant’èbello!”, sono orgogliosa.

Se i miei genitori se lo spupazzano e lo ricoprono di frasi sceme dai toni ancora più scemi, li lascio fare, anche perchè vivendo in due città diverse lo vedono talmente poco che già mi sento in colpa per questo.

Ma il problema è con tutte le altre persone che gli sono più vicine della signora del supermercato e che mi sono geneticamente più lontane rispetto ai miei genitori.

Ad esempio, suoceri e parentado di vario tipo. Ovviamente tutti stravedono per lui, è l’unico bambino arrivato in famiglia per ora. Gli fanno mille versetti, discorsetti e sorrisetti. Ci sta. Ma lo chiamano “amore mio”…e io penso che no, è l’amore MIO. Lui contraccambia con sorrisi di vario tipo. Ma come, sorridi così a tutti?! allora i sorrisi che fai a me non sono perchè lo sai che io sono la tua mamma?!
E pensieri di questo tipo che sono sbagliati lo so, ma proprio mi vengono spontanei.

Se i nostri amici iniziano a scherzare sulla sua futura vita amorosa, io faccio eco con un “no amore, solo la mamma tu vero?!”.

Per non parlare di come vorrei controllare tutto ciò che gli viene detto e come gli viene detto (e che ovviamente lui ancora non capisce), della serie che se si discosta anche solo un po’ dal mio modello educativo ideale mi innervosisco, vorrei mettere il filtro a tutto, e fargli arrivare solo quello che voglio io.

Mia madre mi ha saggiamente ricordato che “non è una mia proprietà, per quanto piccolo sia, è comunque un individuo a se stante”. E’ assolutissimamente vero. Avrei dato lo stesso consiglio a qualsiasi amica. Vivere in simbiosi, alla lunga, nuoce sia a madre che a figlio.

Credo che la colpa di questo mio atteggiamento sia dovuta al fatto che sono figlia unica, e non sono mai stata abituata a condividere niente con nessuno, un gioco, un vestito, l’amore dei miei genitori. Imparare a condividere le attenzioni di un figlio non è così immediato.

Ma mi chiedo: quando è che una madre, che passa 24 ore a completa disposizione del suo cucciolo, spesso in casa sola con lui, che allattandolo è per mesi la sua unica fonte di sostentamento, riesce a recidere il cordone ombelicale e a considerare il figlio un’identità separata da se?

Sono io ad essere particolarmente esagerata o è capitato anche a voi?

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